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Landscape—02
Pieve di Velezzo PV | 2014 | progetto | con Vittorio Sacchi architetto
L’intervento nasce dal desiderio di ridefinire i percorsi e gli spazi aperti antistanti la chiesa e il battistero, valorizzandone l’identità storica e il rapporto con il paesaggio agricolo circostante.
Il progetto introduce una nuova pavimentazione in terra stabilizzata per delineare i principali percorsi di accesso e le aree di maggiore interesse: lo spazio antistante la chiesa, l’area interna al recinto di fronte al battistero e la zona d’ingresso in prossimità della recinzione metallica. La scelta della terra stabilizzata richiama i viottoli rurali e i percorsi sterrati tipici del contesto agricolo, ma anche le forme frastagliate delle risaie osservate dall’alto: trame irregolari, argini sottili e campiture che si compongono in un disegno organico e mutevole. La pavimentazione diventa così un’astrazione contemporanea del paesaggio rurale, capace di tradurne la memoria in segno progettuale.
Accanto ai percorsi, il verde si diffonde senza soluzioni di continuità, degradando progressivamente verso la campagna e dissolvendo i margini dell’intervento. Non vengono introdotte linee di demarcazione rigide, ma un sistema di superfici che si compenetrano, generando una transizione morbida tra spazio progettato e natura.
Il passaggio tra pavimentazione e prato è risolto attraverso un sottile scuretto in beola (spessore 4 cm), realizzato con lastre posate in costa. Questo dettaglio crea un segno discreto a terra, un disegno percepibile solo da vicino, che richiama la frammentazione agricola fatta di argini e perimetrazioni leggere. Le quote di progetto sono mantenute alla quota di campagna, per evitare effetti di sovrastruttura e preservare la naturalezza dell’impianto.
Nell’area lungo il nuovo edificio conico, un camminamento in lastre di beola accompagna i visitatori verso il retro della pieve, dove il fiume Agogna disegna un’ansa di particolare interesse paesaggistico.
Il progetto integra anche nuovi elementi di arredo: panchine monolitiche in beola, concepite come semplici parallelepipedi, collocate in prossimità del sagrato e lungo il lato interno del muro di recinzione. Disposte in modo da non ostacolare la percezione degli edifici, definiscono punti di sosta e contemplazione nei luoghi di maggiore interesse.
Le beole esistenti a coronamento del muro alla base della recinzione metallica vengono sostituite con lastre più profonde, capaci di integrare una seduta sul lato interno. Al di sotto trovano spazio i corpi illuminanti già presenti, destinati a valorizzare il battistero nelle ore serali.
L’intervento si configura come un’operazione misurata e silenziosa: un sistema di segni sottili, materiali coerenti e dettagli discreti che rafforzano la relazione tra architettura, memoria e paesaggio.
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