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House—15
Andrea Rubini Milano | 2024-25 | immagini Carola Merello | styling: Silvia Pozzi

Nel quadrante orientale di Milano, tra la futura BEIC, Porta Vittoria e l’area dell’ex Macello, il progetto si inserisce in un contesto urbano in continua trasformazione. La committenza torna a collaborare con lo studio per ampliare la propria abitazione attraverso l’annessione dell’appartamento confinante, trasformando due unità autonome in una sola residenza capace di accompagnare l’evoluzione della vita familiare.

La casa nasce dall’unione di due appartamenti che, liberati dai loro confini, iniziano a dialogare come un unico organismo. Il muro di separazione viene attraversato da una sequenza di aperture che trasforma il percorso domestico in una scoperta continua. Gli ambienti si susseguono attraverso visuali profonde e trasversali, ampliando la percezione dello spazio.

La cucina si apre verso la nuova sala da pranzo, posta in asse come fondale della zona giorno, mentre la scala assume il ruolo di fulcro distributivo attorno al quale si organizzano funzioni e percorsi. Al piano superiore, le camere dei bambini comunicano tramite una cabina armadio passante che introduce una dimensione ludica dell’abitare. Sopra il soggiorno trova posto la suite padronale, concepita come una “casa nella casa”, dove bagno, cabina armadio e terrazzo si sviluppano attorno al letto generando un’atmosfera raccolta e sospesa.

L’intervento nasce da un gesto semplice: togliere anziché aggiungere. Le pareti lasciano spazio a dispositivi mobili ispirati alla lezione di Gio Ponti, capaci di adattare gli ambienti alle diverse esigenze. Grandi porte a soffietto e pannellature scorrevoli in paglia di Vienna consentono di aprire o chiudere lo spazio, alternando continuità e intimità. Nella suite padronale, un diaframma di vetro retroilluminato dissolve il confine tra camera e bagno, contribuendo a creare un’atmosfera morbida e avvolgente.

Il progetto si sviluppa attorno a una stratificazione materica che racconta il tempo attraverso superfici, texture e colori. Nei punti di connessione tra i due appartamenti, una pavimentazione a contrasto evidenzia e celebra il processo di trasformazione.

Al piano terra, Gavatex, legni naturali, paglia di Vienna, tonalità verdi e graniglie definiscono un’atmosfera equilibrata e materica. Il piano superiore introduce invece toni più intensi, dove sfumature di rosso, rovere e marmi costruiscono ambienti dal carattere deciso. Una palette di tonalità burro unifica l’intera abitazione, garantendo continuità e coerenza tra i diversi spazi.

La casa si configura come una raccolta di riferimenti alla cultura progettuale milanese del Novecento, reinterpretati in chiave contemporanea. La carta da parati ispirata a un ingresso di Portaluppi accompagna lo sguardo lungo l’asse principale dell’abitazione, mentre i grandi soffietti richiamano il tema della trasformabilità caro a Gio Ponti.

Lungo la scala, piccole aperture ottagonali evocano gli interni di Caccia Dominioni, offrendo scorci e prospettive inattese. Anche arredi e oggetti contribuiscono a questo racconto, richiamando il lavoro di Frattini, Magistretti, Mangiarotti, Cini Boeri e Albini.

Ne emerge un interno profondamente milanese, lontano da ogni esercizio nostalgico.

 

Due appartamenti, molteplici riferimenti e una ricca stratificazione materica convergono in un unico racconto abitativo, dove architettura, memoria e trasformazione trovano una nuova armonia.

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